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DEODATA CI HA LASCIATI Stampa E-mail
Giovedì 20 Gennaio 2011 16:11
Deodata

DEODATA, AMICA, SORELLA, FIGLIA E MADRE

 

Deodata era da vent'anni con Padre paolino in veste di "perpetua" ed anche di aiutante.  Padre Paolino la ricorda per farci capire quanto fosse importante.

In fondo un breve commento di Mauro che l'ha conosciuta e frequentata per alcuni mesi.

Per chi non l'ha conosciuta consiglio comunque la lettura che rivela aspetti reali e quotidiani di come si vive e come si muore in Africa.  (NDR)

 

La carissima Deodata, carissima a tutti coloro che l’hanno conosciuta, se n’è andata, in silenzio come ha sempre vissuto insieme a Padre Paolino per 21 anni.

Dopo i 25 anni di Missione passati in Kigezi,il Vescovo della Diocesi di Mbarara, nella Regione dell’Ankole,mi chiese di venire nella sua Diocesi. Tra l’altro ci conoscevamo bene, perchè quando sono arrivato in Uganda nel 1964, e sono andato nella Missione di Kabale, lui era li come Seminarista.

La Missione di Kyamuhunga, aveva avuto dei problemi con i Sacerdoti ed era rimasta per un po’ di tempo senza Sacerdoti. Accettai la richiesta, cercai alcuni confratelli reduci del Kikezi, Padre Franco Bertò e Padre Gino Tosello, e cosi al principio del 1990 arrivammo a Kyamuhunga.

I Missionari vanno sempre in giro a visitare le piccole comunità sparse nei villaggi lontani, e ritornano la sera. C’e’ sempre bisogno di una persona fidata che si prenda cura della casa.

Domandammo ad un Sacerdote africano amico e ci mandò una ragazza, Deodata,che poteva avere sui 16 anni, nativa di Kyamuhunga. La mamma e i parenti abitavano non molto lontano dalla Missione.

E’ il solito lavoro che una donna di casa deve fare.

Ricevevamo spesso visitatori dall’Italia, e tutti sono rimasti impressi da questa ragazza, cordiale, sempre occupata, silenziosa. Tra i visitatori di Lamezia, uno fu conquistato da lei in modo particolare.



Al punto da volerla sposare. Un’altra ragazza africana, immagino, avrebbe saltato dalla gioia, ma penso che lei non si mostrava troppo entusiasta. La portò in Italia per tre mesi. A lei l’Italia piacque molto.

E ritornò veramente felicissima di quell’esperienza. Poi alla fine del 1999 terminò la mia missione di Kyamuhunga e lasciai il posto, per ritornare il Italia. Poi di nuovo il Vescovo aveva la difficoltà di questa Missione di Rushere,come ho parlato in altri luoghi,e cosi incominciai una nuova avventura nel 2001, questa volta insieme a Padre Giuseppe Ambrosi, anche lui veterano del Kigezi. Rushere e’ una Missione 6 volte più grande di Kyamugunga. Un territorio esteso dove vive la tribu’ dei Bahima ed una infinità di piccoli gruppi di persone provenienti dai posti piu’ disparati, in una poverta’ veramente deprimente.

Era impossibile stare in un posto,a causa delle distanze,e così ci dividemmo il territorio con Padre Giuseppe. Cinque comuni, cinque zone con cinque abitazioni,e cercando di mettere scuole dappertutto.

Pero’ anche noi dobbiamo vivere ed abbiamo bisogno di qualche persona fidata che si prende cura di queste nostre abitazioni quando non siamo in casa. Intanto a Kyamugunga erano arrivati nuovi Missionari,ed avevano bisogno, a casa, di qualcuno che parlasse Inglese, e cosi Deodata ritornò a casa sua,dalla mamma. Quando seppi che io ero arrivato a Rushere, si fece sentire e le dissi di venire.

Avevo incominciato un Centro nel Nord della Missione, Burunga,e avevo costruito una casetta. E’ là che venne,con il nipotino, John. Inoltre bisogna considerare che noi avevamo un;altra ragazza,conosciuta nel 1965,in Kigezi. Non ci aveva abbandonato mai. Conosceva molto Padre Gino Tosello. Prima venne a Kyamuhunga,poi segui me a Rushere. La Missione di Rushere,continuava a espandersi,e cosi ci spostammo alla zona di Kyeibuuza,nel Sud della Missione. Era li che si trovava, quando ritorni dall’Italia risuscitato.

I suoi anni a Kyeibuuza, dal 2003 ad oggi, sono stati i piu’ belli per lei. Lei era il Padre, il Catechista, la Cassiera. Faceva il lavoro di tutti ed era amata e stimata da tutti. E tutti si meravigliavano che una ragazza, ora non troppo giovane, venuta da lontano, potesse stare da sola, senza fare o dare problemi. Lei andava nelle case della gente. Ed era contenta quando poteva dirmi,dammi una Domenica che hai questo battesimo da fare.
Perchè per lei i Battesimi dovevano essere fatti solo da Padre Paolino,anche se vi sono altri Missionari che vanno nella Chiesa di Kyeibuuza. Qualche mese fa, aveva preparato 5 coppie da sposare.
Ma siccome erano molto povere, mi aveva chiesto di fare una piccola festa per loro e per i parenti,dopo la cerimonia in Chiesa. La festa la facemmo e grande e lei ne fu veramente contenta. Intanto aveva iniziato l’Associazione della Legione di Maria. Abbiamo una scuola elementare vicina con moltissimi bambini che dormono a Scuola. Quando ero a Kyeibuuza, me li portava la sera perchè cantassero per me.Deodata

Era cosi ammirata che avvenne un caso che e’ contro la cultura nostra, Un Pastore Muhima le regalò una mucca. Non si regala mai una mucca ad un semplice ragazza che non e’ nemmeno della loro Tribu’.

Non c’e’ bisogno di dire che io ricevo continuamente visitatori dall’Italia,che facevano capo a Kyeibuuza. Li porto sempre là perchè e’ il posto della Missione dove posso ricevere meglio i miei amici.

Tutti accolti da Deodata. Naturalmente anche lei distingueva, perche’ non era poi remissiva come si potesse pensare. Non bisognava comandarla a fare una cosa o chiedere,altrimenti le relazioni personali diventavano difficili. L’amico di Lamezia non l’aveva dimenticata. Sembra che attraverso il mio Confratello Padre John Bosco, parlassero di tante cose, anche di mettere su casa insieme. Io non mi accorgevo di niente.
Poi l’amico me lo disse apertamente “Io voglio portare Deodata in Italia e sposarmela. Certo che ne fui contento. Deodata e l’amico avrebbero fatto una bella coppia. Li conoscevo tutti e due. Sarebbero stati felici. Addirittura il mio amico,avendo sistemato e preparato i suoi in Italia,avendo forse capito che Deodata era pronta a seguirlo,era venuto a prenderla facendo gia’ il biglietto di andata. Si pensava alla partenza per l’Italia. Ma la sera Deodata viene nella mia stanza e mi chiede ”Io vado in Italia e tu quando vieni?

Le dico “ Deodata, tu lo sai che la mia vita e’ qui. E qui io moriro’ .In Italia io non vi vivro’ piu’.

E lei rispose “ Ed io non ti lascero’ solo qui. Di al tuo amico che in Italia non ci vado.

Gli amici di Bologna le volevano tanto bene. L’amico Mauro non poteva sopportare che la rimproverassi.

Anzi lui pensava sempre al futuro di Deodata. E se tu muori, cosa sara’ di Deodata?

E’ vero, cosa ne sara’? Bisogna costruirle una casetta nel suo villaggio,vicino ai suoi parenti,dove potra’ ritirarsi. Lei diceva che bisogna costruire tre stanze. Una per lei, una per il nipote John che vuole diventare Prete,ed una per Padre Paolino per quando sara’ vecchio. E questo era il suo chiodo fisso che lo scopo della sua vita era di prendersi cura di Padre Paolino quando sara’ vecchio. C’e’ un Sacerdote molto vecchio e inabile,in un’altra Missione,che era stato con noi qualche volta a Kyamuhunga.

Insisteva che andassi a prenderlo e glielo portassi a Kyeibuuza che voleva prendersene cura lei.

Deodata soffriva come gli altri ogni tanto di malaria e di brucellosi, la malaria delle vacche,che sono dappertutto. Ma abbiamo l’Ospedale vicino si prendono le medicine e si guarisce.

Si lamentava anche di mal di testa. In giro c’erano dei ragazzi malati di AIDS.

Uno l’avevo trovato in un villaggio messo male. Mandai l’amico Mauro che era in Missione a prenderlo. Un altro ragazzo in condizioni peggiori era vicino alla Missione. Lo portammo in casa dei Padri. Quando vennero erano pieni di piaghe. La gente minacciava anche di ucciderli,per paura che infettassero gli altri. Deodata li curo’ e disinfetto, e divennero normali esternamente. Andavano a scuola,mangiavano con noi,e dormivano con noi,prendendo sempre le dovute precauzioni perche’ avevamo altri ragazzi a casa,

Nella famiglia di Deodata vi erano alcuni nipotini,messi male. Decidiamo di portarli a Kyeibuuza.

Facevano parte della nostra famiglia anche 4 cani. Dovevano fare la guardia,ma in verita’ erano il trastullo dei ragazzi di scuola,che risparmiavano un po’ della loro polenta per darla ai cani. Sembrava veramente un angolo del Paradiso. E quando avevo la possibilita’ di andare Kyeibuuza, era festa per tutti, anche perche’ portavo un po’ di pane e qualche grammo di carne per tutti. Deodata s’ammala anche di tifo. C’e’ una infezione generale di Tifo e di malaria dappertutto.
Il 27 Dicembre andiamo a Kyamuhunga,dove una nostra amica, Maria, fa festa perche’ si presenta al fidanzato. Grande festa e gioia dappertutto con Deodata anche lei molto contenta. Quando ritorniamo,dico a Deodata.”Deodata,non vedi come Maria era contenta vicino a quello che sara’ suo marito. Non ti piace proprio anche tu avere un uomo come quello? Risponde secca”Io il mio uomo c’e’l’ho gia’.. Tu. E il discorso finisce la’. Deodata ora ha 36 anni ma ha il volto di una ragazza ed e’ ancora bella. Si ammala e la portano all’Ospedale. Dopo qualche giorno vado e la trovo migliorata. Si direbbe che ha superato la crisi. In casa le prepariamo una minestrina e mostro al nipote John come continuare. So che riceve tutte le cure di cui ha bisogno. I nipotini sono tutti coricati ai piedi del letto,notte e giorno.
Persino i nostri cani stanno fuori dell’Ospedale. Poi debbo andare. Martedì 11 Gennaio sembra lamentarsi di forti mal di testa. Anzi parla in modo sconnesso. Hanno paura,prendono una macchina e la portano a Mbarara,90 chilometri,nell’Ospedale Privato migliore che c’e’ in Citta. Il Primario mi conosce bene. Fanno tutte le analisi. Negative. Aumenta il dolore di testa. Verso le 5 di mattina,Deodata ci lascia.

Giorno 11 ero all’Ospedale di Rwebigumya. In mattinata riceviamo un messaggio che hanno portato Deodata all’Ospedale di Mbarara. Prendo la nostra migliore Infermiera, Suzanna per a andare vederla.

Deodata e Susanna si erano conosciuto qualche settimana prima,ed era nata tra loro un affetto grande

Per strada suona il telefono,che avevo dato a Susanna. Scoppia in pianto forte. Capisco.

Si continua per 130 chilometri per arrivare a Mbarara. Debbo fermarmi spesso perche’ mi manca il respiro.

Non ho mai pianto tanto in vita mia. Per strada cerco di informare quante piu’ persone possibili della sua morte. Arriviamo all’Ospedale. Il Primario mi viene incontro e mi dice che anche loro non capiscono di che cosa sia morta. Vogliono fare l’autopsia La portano all’Ospedale governativo. Mando a Susan per sapere quello che succede.
Non lo so,sembra emorragia interna. Era una cosa vecchia che scoppia alla prima occasione.
L’amico Mauro,sconvolto come posso immaginare,mi ordina di farle un funerale a regina che paga tutto lui. Prendiamo la Cassa piu’ costosa. Susanna e un’altra Insegnante la preparano come si deve. Io mi rifiuto di vederla di nuovo morta. Verso le 5 la mettiamo sul camioncino e la portiamo al suo villaggio.

Io sono rimasto alla Missione. Mi dicono che quando la cassa e’ arrivata al villaggio,la gente stava ad aspettare. Mi dicono che sono successe scene di disperazioni e di dolore indescrivibili.

E poi c’e’ da pensare che un Africano non facilmente accetta che una persona sia morta cosi di malattia normale.. Avevo detto di portarla subito nella Chiesa del Villaggio. La gente si e’ impossessata della casa e se l’e’ portata in una misera capanna del fratello dove ho passato la notte non so come.
Col messaggio di Mauro in mano, ho chiamato Maria e le ho detto. Lo vedi cosa dici il tuo amico Mauro sui funerali di Deodata? Fa tutto senza badare a spese,che quell’uomo altrimenti non mi guardera’ piu’ in faccia. Arrivano i messaggi dall’Italia ora col telefono,in seguito con la email. Come tutti ricordano Deodata.
I funerali in Africa sono tutti gli stessi,dal Presidente all’umile persona. La differenza e’ dopo il funerale. Chiamiamolo il Pranzo funebre. Conosciuto in tutte le civilta’ e culture. Qual’e’ il significato? Non sono uno studioso di queste cose. Penso che la morte e’ una tragedia inaccettabile per l’umanita’. Una sconfitta per l’arroganza umana. Si vuole vivere non morire. Pero’ non bisogna disperare. La vita continua. Un altro giorno. Anche se senza questa nostra sorella.
La mattina faccio portare la Salma nella Chiesa del villaggio. E’ una bella Chiesa grande che io stesso avevo costruito quando ero nella Missione di Kyamuhunga. Vedo gente da lontano che ha sentito della morte di Deodata. Vedo gli Insegnanti della Scuola di Kyeibuuza. Vi sono 8 Sacerdoti. Per una ragazza africana cuoca. Una cosa straordinaria. Nei funerali si usano i paramenti neri . Senza che nessuno avesse detto niente,I Sacerdoti indossano i paramenti bianchi. Deodata,nella mente di tutti,era considerata come un Suora,e come tale rispettata e amata.
Nella Liturgia dei defunti,da noi, s’incomincia la Santa Messa e dopo il Confiteor, c’e’ la cerimonia dei fiori. Fiori del preparati bene a mazzetto. Il Primo e del Padre Della defunta. Cioe’ in questo caso, Padre Paolino. Metto il mazzo dei fiori sella Bara, citando i nomi di tutti i Missionari che hanno vissuto con Deodata, Padre Gino Tosello, Padre Franco, Padre Pasquali,Padre Tanel, Padre Ambrosi, Padre Toninelli, Padre Gervasio, Padre Edward, Padre Agapito, Padre John Bosco, Padre Joseph, e dico che questi fiori sono a nome di tutti gli amici di Deodata dall’Italia.

Poi seguono i fiori di altre persone. Dopo la Santa Messa vi sono i discorsi. Prima di tutto suo Padre,cioe’ Padre Paolino. Dico un po’ tutta la storia di quando l’ho incontrata fino ad oggi. Non e’ facile per Padre Paolino parlare di Deodata. Parla il Sindaco,il fratello e altre persone. Poi ci sono i medici. Bisogna assicurare la gente che si e’ trattato di morte per malattia. Prima quello di Kyeibuuza descrive la sua malattia, poi Susan che ara stata al PostMortem che cerca di spiegare cosa era successo.
La ricarichiamo sul camioncino e la riportiamo a casa,per essere sepolta nel pezzettino di terra che sua mamma le aveva lasciato. Seppellita vicino alla sua mamma. Per ora sara’ cosi. Appena possibile ritornero’ per fare qualcosa di bello per la nostra Deodata. Dopo i funerali c’e’ il pranzo funebre. C’e’ stato il nostro camioncino che ha lavorato tutto ieri e questa mattina. Sembra che tutto sia stato fatto che l’amico Mauro aveva chiesto e come era giusto che Deodata avesse.
La sera ritorniamo a Kyeibuuza molto tardi. Entro in quella casa vuota. Nemmeno i cani mi si vanno incontro. Perche’ i nostri cani,quando venivo a Kyeibuuza,sentivano la macchina da lontano e correvano ad avvertire Deodata. Quando arrivavo a Kyeibuuza Deodata era gia’ sulla porta ad aspettarmi. C’era Susan con me e Padre Agapito,un carissimo amico Sacerdote diocesano,ma non Comboniano. Abbiamo lasciato a casa tutti i nipotini di Deodata. Ma ho portato John che e’ in Seminario ed un altro piccolo seminarista, Chiamato Paolino, che si facciano compagnia. Abbiamo anche con noi il Catechista Justus. Ed alcuni membri della Legione di Maria che erano venute a Kyamuhunga per i funerali. E cerchiamo di dormire in una casa vuota.
Tutto ora cambiera’ a Kyeibuuza. E non so quante volte io ritornero’ qui. Anche se debbo tornare perche’ Kyeibuuza fa parte della mia Missione di Rushere. Quando venivo a Kyeibuuza, Deodata insisteva che doveva lavarmi i piedi,perche; sapeva che mi facevano male. La sua domanda era sempre “ Cosa vuoi mangiare?
DeodataEra proprio la domanda che mi faceva sempre mia mamma quando ero in Italia.
Tre settimane fa l’avevo portata a Mbarara perche’ volevo farle il regalo dell’anno nuovo. Per quanto insistessi che si vestisse bene,anche un po’ elegante,ripeteva sempre.’Non voglio farti fare una brutti figura. La gente dira’”Guarda come si veste la figlia di Padre Paolino.
A Mbarara le comprai un telefonino da 15 euro. Poi andammo nel negozio dei vestiti. Dissi che doveva comprarsi un completo. Venne fuori con un bel vestito di giacca e gonna. Non me ne intento. Le dissi E’ Bello Compralo. Ma costa 40 mila Scellini-15 euro. Paga. No, sono troppi. Va dentro. Ne ha accettato 35 mila. Lo prende. Poi andiamo dalle scarpe. Piede coperto non sandali. Scellini 10,000-4 euro. Ritorniamo a casa. Mi getta le braccia addosso di una felicita’. Tutte questa cose Gesu’ mi ha dato per mezzo tuo.
Volevo comprare qualcosa anche per John,il Seminarista.

No, perche’ hai speso tanto per i suoi bisogni del Seminario.
I vestiti e le scarpe non le ha nemmeno usate.

 

Addio Deodata, amica, sorella, figlia e madre.

Padre Paolino


 

....NON TE NE HO (SOLO) PARLATO BENE, L'AMAVO COME SI AMA UNA SORELLA, HO VISSUTO CON LEI MESI INSIEME ALLE MISSIONI IN UGANDA, CON LEI E' MORTO ANCHE QUALCOSA DENTRO DI ME.

DEODATA ERA ......DEODATA E NON SI PUO' DIRE DI PIU', DI PERSONE COME LEI NON NE NASCONO CHE UNA OGNI 1000 ANNI.

LEI HA RINUNCIATO AI LUSSI ED AGLI AGI OFFERTI DA UNA VITA IN ITALIA PER STARE VICINO A PAOLINO, CHI AVREBBE FATTO ALTRETTANTO?

LENZI

 

 

 

 
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