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MORTE DELLA SORELLA DI PADRE PAOLINO Stampa E-mail
Venerdì 15 Ottobre 2010 21:33

Padre Paolino Missionario in AfricaMissione di Kyamuhunga.


Vi arrivai nel 1990, dopo 25 anni trascorsi nella Regione del Kigezi, con la Tribù  dei Bakiga.

Seppi più tardi che era una zona piuttosto difficile. Infatti da tre anni non c'erano Sacerdoti stabili.

Eravamo in tre, in cerca di mettere su casa.

E il Vescovo, che conosceva specialmente me, non si lasciò perdere l'occasione.

E cosi Padre Gino Tosello, vecchissimo di Africa con molti anni prima in Sudan, e poi insieme a me in Kigesi.

E Padre Bertò Franco, anche lui reduce del Kigezi.

E Padre Paolino. Un giorno ci trovammo all'Aeroporto di Roma, per questa nuova avventura.

La zona é difficile? Ma i Missionari Comboniani sono sorti per questo.

Alcuni mesi in Italia, dopo aver lasciato il Kigezi, erano stati sufficienti per rendere tutti nervosi e insopportabili. Non so se fosse di più il nostro desiderio di ritornare a casa nostra o il desiderio degli Italiani di liberarsi di noi.

Fatto sta che arriviamo a Kyamuhunga e il Vescovo ci presenta alla Comunità.

Parla in modo oscuro, poi sappiamo che ha minacciato la comunità che se fanno ancora problemi, questa é l'ultima loro occasione di avere Sacerdoti stabili.

Quello che capisco é che dice loro: "Sappiate che Padre Paolino é un Mukiga" cioé della Tribù dei Bakiga, Tribù forte e sincera, e perciò cercate di cooperare con lui.

Naturalmente mi precedevano quello che avevamo fatto il Kigezi, e poi non eravamo completamente nuovi, perché quando sono arrivato in Uganda, Kabale e Mbarara erano una sola Diocesi, e ci conoscevamo con molti Sacerdoti.

Non si viene in Missione, per rilassarsi o per perdere tempo.

Primo lavoro del Missionario é conoscere la sua zona e la sua gente.

E' nostro costume presentarci alle Autorità locali, cosa che facciamo.

Padre Gino, un po'  più anziano s'interessa del Centro Parrocchiale e di una zona vicina dove vi é una Fabbrica di tè con molti operai.

Padre Franco organizza le Associazioni e si spinge verso l'estrema zona della Missione .

Io faccio il lavoro che ho sempre fatto quando sono arrivato in una nuova missione.

Visitare tutte le case della gente. Cristiani prima e altri che chiedono il Padre di entrare in casa loro.

Vicivo alla Missione c'é una donna piuttosto anziana.

Quando la visito la trovo in una poverissima capanna che abita insieme insieme alle sue capre.

Ha un bel pezzo di terra che le da mangiare. E' sola e non ha avuto figli.

Il marito é morto molti anni fa. Sebbene sola ha lavorato sodo.

Ma sembra che il suo carattere sia molto forte, perché non lega molto con i vicini.

Ad ogni modo si attacca subito a me, visto che le ho mostrato attenzione e dispiacere per la sua situazione.

La visito spesso, le do spesso qualcosa, come zucchero e sale, e dei vestiti.

Prendo uno dei miei muratori e le costruisco una casetta in mattoni. Lavoro non facile, perché bisogna portare il materiale in fondo alla valle, e non c'è strada.

Ma lei non rinuncia a dormire con le capre dentro casa, perché ha paura che le rubino.

Molti anni fa aveva depositato una piccola somma di soldi in una Banca, in città.

Aveva un libretto di una decina di anni fa.

In questi anni il denaro era cambiato almeno tre volte.

Insiste che bisogna andare nella Banca dal Direttore.

Gliela porto. Chiede di vedere il Direttore e lo vede.

L'anzianità in Africa é sacra.

La sento che parla col Direttore in modo agitato.

Di fatto i soldi che aveva depositato una quindicina di anni fa non esistevano più.

La convinco a ritornare a casa che poi lo vedremo di nuovo.

Pensando che ormai la questione fosse finita pensai di distruggere quel pezzo di carta inutile.

Continuava a chiedere il suo libretto che voleva i suoi soldi.

Un giorno disse che i parenti che aveva in giro non li conoscera nemmeno e perciò la terra la voleva lasciare a me.

Ella stessa portò i capi del villaggio e i testimoni, e si redasse un regolare contratto.

Ma le dicemmo che continuasse a prendersi cura della terra e usasse i prodotti per lei.

Poi nel 1999, io lasciai Kyamuhunga. Fu una tragedia per lei. Non perdonò mai il Vescovo..

Il peggio fu che per lei di Sacerdoti ce n'era solo uno, Padre Paolino.

E quindi le sue relazioni con gli altri Sacerdoti erano non buoni.

Dopo Kyamuhunga io andai a Rushere, che é a quasi 200 chilometri da Kyamuhunga.

Ogni tanto veniva a lamentarsi anche perché con me c'era Deodata, che era sua amica

La invitavamo a stare con noi, ma ritornava subito al suo villaggio.

Ora il 12 Ottobre 2010, improvvisamente arriva a Rushere la notizia che Agata é morta.

Conoscendo Agata e Padre Paolino, sono in tanti che mi telefono che Agata é morta.

Parto con Deodata a altre persone da Kyamuhunga che stanno con me.

Hanno messo il corpo nel grande salone vicino alla Chiesa.

Questo grande salone era stato costruito con l'aiuto dell'Amministrazione di Lamezia, quando era Sindaco Doris Lo Moro

Il salone era pieno di gente che pregava per lei.

In Africa. ed anche da noi, quando muore una donna anziana nel villaggio non si fa troppo chiasso.

E' stato molto diverso per Agata.

Vi erano le Autorità governative e gente da fuori.

Sembrava che Agata non avesse parenti.

Invece era venuta tanta gente da fuori. C'erano anche due Pastori protestanti e alcuni Musulmani. Parenti del marito.

Santa Messa e i soliti discorsi, secondo il solito ordine.

Il Parroco dice apertamente che per Agata esisteva solo Padre Paolino.

Per evitare discussioni tra i parenti, il Capo dei cristiani legge l'atto di vendita che Agata aveva fatto nel dare la terra a Padre Paolino e per mezzo suo alla Parrocchia.

Occasioni cosi mi danno la gioia di rivedere tanti amici con i quali avevamo fatto insieme tante cose meravigliose nella Missione.

Seppelliamo Agata in un pezzo di terra vicino alla Chiesa.

Deodata ha guardato il viso di Agata dentro la cassa funebre.

Non mi da buone notizie. Non é tutto chiaro nella sua morte.

Intanto però affidiamo la sua anima al Signore.

Addio sorellina mia Agata.

 

 
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