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Marzo 2010
Alla fine di Febbraio sono andato in Italia per controlli medici. I giorni sono stati pochi e passati troppo in fretta. Ma ho avuto la gioia di vedere la maggior parte dei miei amici e benefattori, nelle varie parti d'Italia. Lo stesso affetto e la stessa solidarietà. Le cene organizzate sia a Bologna che in Calabria mi hanno dato la gioia di vedere e abbracciare tantissime persone. Chiedo scusa a quegli amici che nonè stato possibile visitare. Gli impegni della Missione erano veramente urgenti, che era impossibile trattenersi più a lungo. Ringrazio coloro, e sono stati tanti, che hanno messo nelle mie mani tutta quella Grazia di Dio che mi permette di fare qualcosa di bello per questi nostri fratelli. Grazie a tutti di tutto. Da lassù c'è chi vede tutto.e sa come comportarsi. Ma quando sono rientrato in Missione, una triste notizia.
Alex è morto.
Avete già sentito parlare di questo ragazzo. Per quanto me lo permettono le gambe, vado a visitare di tanto in tanto le comunità sparse nei villaggio dell'immenso territorio della Missione di Rushere. E là incontro di tutto. Perchè non si può camminare con lo sguardo sempre rivolto in avanti. Si guarda a destra e a sinistra,vicino alla strada ed oltre. Ed è allora che ti si presenta quello che non vorresti vedere, e molto volentieri passeresti altrove, come se non avessi visto niente. Là ho fatto una ventina di anni fa, ma ancora oggi, la coscienza mi rimorde. Ora cerco di avere sempre gli occhiali ben puliti perchè veda quanto più sua possibile, sebbene, ad essere onesti non si può vedere tutto, che sarebbe impossibile vivere.
In uno di questi giri, vedo un ragazzo di una 10 anni, messo veramente male.
Pieno di piaghe. Apertamente la gente mostrava di avere paura. Era ammalato di AIDS.
Viveva vicino alla Cappella di Kyeibuuza. Anche la mamma é ammalata di AIDS.
Me lo portai in casa dato che avevo un altro ragazzo ammalato, Kato, raccolto in un altro villaggio, dove avevo mandato l'amico Mauro a prenderlo e portarmelo a casa.
Troviamo le medicine. Gli diamo del cibo sostanzioso. Il ragazzo cambia fisionomia. Tutti e due. Kato e Alex.
Chiese di essere battezzato, e come Padrino di avere il ragazzo Giovanni, di qualche anno piu vecchio di lui. Gli era attaccatissimo Dico di si. Ora Giovanni,15 anni é in Seminario. Non sa niente della morte del suo amico.
Anche i medici che danno le medicine si meravigliamo che li tenga in casa con me. Anche perché in giro vi sono altri ragazzi e ragazze che vanno a scuola,della stessa età. Bisogna prendere un po' di precauzioni, senza farli accorgere. Vanno a scuola. Ma non dormono dentro la scuola, perché gli altri genitori si rifiuterebbero, e non sarebbe nemmeno prudente.
Le medicine che prendono sono veramente distruttive. Sono quasi sordi. Sono nervosi, taciturni, svogliati. Eccetto che con me. Non sto sempre nella zona di Kyeibuuza, ma quando arrivo sono i primi ad accorrere. Di fatto mi lascio toccare- gli altri non si fanno toccare-anzi sanno che le gambe mi fanno male, me le tirano fuori dalla macchina piano piano. Faccio un po' di teatro, perché so quanto sono contenti di fare questi piccoli gesti per me.
Vado in Italia a fine Febbraio per i controlli medici. Non so cosa sia successo. Poi mi dicono che Alex si é rifiutato di prendere le medicine. Non voleva più mangiare. In una settimana si é spento, mi dicono dolcemente, come se si fosse addormentato. Andava a prendere acqua al pozzo, con altri ragazzi. Si é accasciato per terra ed é rimasto per terra, senza più aprire gli occhi.
Quando sono arrivato é la prima cosa che mi hanno detto. Mi dicono che ai funerali, parlavano tutti di quanto Padre Paolino volesse bene a questo ragazzo e quanta cura avesse avuto per lui. Lo hanno seppellito con una abitino blue, che gli avevo regalato per i giorni di festa. Era lo stesso abito blue che avevo fatto per me, e per i tre ragazzi con lo stesso problema che abitano con me. Lo avevamo indossato la prima volta,tutti e quattro insieme, il giorno delle Palme l'anno scorso. Una grande festa e grandi applausi.
Ora Alex non c'è più, e quando vengo a Kyeibuuza c'é solo Kato ad accogliermi. Non ho parlato con lui di Alex. Non so se ha capito di che cosa sia morto. Non é bello morire a 15 anni,qualunque sia il genere di vita che si viva. Kyeibuuza ora é più triste. Un mio figlio é morto.
Questa gente fa parte della mia vita. Alcuni,come Alex, vivono nella mia stessa casa, perché fuori non sono accettati. Poi un giorno,magari dopo un lungo viaggio,quando ritorni,non lo vedi più venirti incontro. Ti eri illuso che lo avevi salvato dalla maledizione di una morte prematura. Passano i giorni e passano gli anni. Forse il pericolo é passato. E si incomincia a pensare al futuro di questo ragazzo. Quando sarà un giovanotto e un uomo. Cosa succederà ? Come bisogna comportarsi? Cosa bisogna fare per aiutarlo a crescere e vivere? Non lo nego,erano anche queste alcune delle mie preoccupazioni. Ora sono finite, perché Alex non c'é più.
Ma c'é ancora il ragazzo Kato con me. A proposito il nome Kato é dato al più giovane di due gemelli. L'altro,che si chiamava Kakuru, il nome che viene dato al primo dei gemelli, é gia morto. Anche Kato ha 15 anni. Va alla scuola vicina, é in terza elementare. I maestri non sono contenti e sono poco pazienti. Ma dorme nella mia casa, insieme ad altri. I medici dicono di essere prudenti, e che abbia le cose solo per lui. Ma non posso isolarlo. Deve vivere con noi,e non sentire il peso della sua malattia.
Ma anche per lui,il mio cervello continua a lavorare. Cosa ne sarà ? Quando sarà più grande. Quando sarà un uomo.
Chi lo avrebbe detto che quando studiavo in Seminario,e imparavo come fare il Prete,poi mi sarei trovato a pensare anche al futuro di un ragazzo ammalato?
Ma so che sono tanti a voler bene a questo ragazzo, specialmente ora che stanno leggendo di lui.
Mauro e i suoi amici lo vedranno dopo Pasqua.
E sarà gioia per tutti. Perché quelli che vengono a visitarci, conoscono subito Kato, che é un ragazzo svelto e simpatico,che si mostra per niente preoccupato della sua malattia,e che magari vuole essere compatito. Quando va a scuola,la mattina, é nella sua divisa di camicietta bianca e pantaloncini blue,elegante, dopo che si è puliti i denti, lavato bene e pettinato. Ritorna a casa la sera verso le 5. Mette da parte la divisa, indossa i panni da lavoro, e via al lavoro. C'é sempre qualcosa da fare in Missione. Trovare erba per i conigli. Portare le capre al pascolo. Pulire l'erba vicino alla casa, che non vi si nascondano i serpenti. Andare nel campo a scavare le patate o tagliare le matoke. O andare nella foresta vicina a tagliare la legna per cucinare. E poi mangiare, insieme agli altri, in un unico piatto. E poi fare i compiti.
Quando sono a Kyeibuuza non può andare a letto senza venire a darmi da buona notte. Ogni tanto, quando vi sono ospiti, stiamo fuori a chiacchierare. Vita normale per il nostro Kato, come tutti gli altri ragazzi della Missione.
E noi con gli occhi aperti che prenda sempre le medicine. Chi dice queste parole é uno che dimentica spesso di prendere le sue medicine.
Addio, caro Alex, tu non hai peccati da scontare. Sei vicino al tuo Signore.
Prega ora per il tuo fratellino Kato,che abbia una vita migliore della tua.
Un caro saluto da Padre Paolino
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