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Salve, mi chiamo Iolanda Baretta, sono in missione da Padre Paolino ...
... avevo molto sentito parlare di lui nella mia terra, la Calabria, perciò ho deciso di fare questo viaggio in Uganda. Volevo vedere con i miei occhi questa realtà africana di cui tanti hanno la bocca piena, ma pochi ci rendiamo conto della vera condizione di questa gente.
Sono venuta a vedere perché desidero aggiungermi ai numerosissimi amici di Padre Paolino e dare una mano in tutto quello che posso, per rendermi conto realmente e per poter fare nel mio piccolo qualcosa. Le condizioni della gente nelle zone rurali, senza acqua e senza assistenza medica, voi che siete vicini a Padre Paolino ne siete a conoscenza.
Posso raccontarvi invece dell’immenso lavoro che Padre Paolino sta compiendo in questa terra abbandonata da tutti. Ho visitato in questi giorni diverse strutture, molteplici in tutto il territorio, costruite negli ultimi 5 anni da Padre Paolino. Ogni 4/5 km esiste una scuola che accoglie i ragazzi delle zone adiacenti, tutte ben congegnate e funzionali, anche se la maggior parte sono ancora in pali e fango. Esiste in ogni scuola un sistema di raccolta dell’acqua, uno dei grandi problemi di questa terra, una cisterna che attraverso delle canalette raccoglie l’acqua piovana, in questo modo il padre cerca di assicurare un elemento indispensabile alla sopravvivenza di questi ragazzi, l’acqua. Gli mancano però le pompe per tirare su l’acqua. Circa 60 in tutto.
Mi hanno particolarmente colpito due tra le tante strutture visitate, le più grandi. La prima, il complesso scolastico di Rushere, la seconda il complesso scolastico di Kyeibuuza. Qui i ragazzi hanno la possibilità di crescere e formarsi in modo sano, con i dormitori avranno la possibilità di soggiornare in modo continuativo in questo collegio estrapolandoli dalla terribile realtà in cui vivono e dandogli la possibilità di diventare uomini in grado di governare e sviluppare questo paese un domani.
Ho chiesto chi ha contribuito alla costruzione di questi grandi centri, che non sono semplici scuole, ma dei luoghi dove viene fornita anche l’assistenza sanitaria e dei punti di raccolta dei fedeli in quanto naturalmente in ogni struttura esiste una chiesa. Lui mi ha risposto che tutti gli amici di Padre Paolino con le loro offerte piccole e grandi lasciano la loro impronta in queste opere. Ma il contributo più consistente è dato dall’Associazione Oltre Le Parole di San Giorgio di Piano.
Queste imponenti e belle costruzioni sono in massima parte fatte col contributo degli amici dell’Associazione OLTRE LE PAROLE. Un aiuto consistente per aiutare all’acquisto delle medicine mi racconta che viene dato dalla fondazione Hilbe di cui è il presidente il dott. Giandomenico. Questa fondazione mi ha riferito che ha dato un grosso contributo anche per la costruzione dei pozzi per la raccolta dell’acqua. Mi dice che la signora Rita con la manifestazione annuale “Sotto le stelle” che organizza ha contribuito alla costruzione di un pozzo.
L’associazione Oltre Le Parole ha contribuito all’acquisto di 20 cisterne per l’acqua di 10.000 litri l’una nella zona di Kyeibuuza, per i ragazzi della scuola. In questi giorni stiamo documentando tutto. Perché le immagini parlano meglio di mille parole, al mio rientro sarà mia cura di farvi pervenire foto e video del lavoro fatto, che è veramente complesso ed articolato, un piano di sviluppo che non si ferma ad una sola problematica, quale l’istruzione, ma che abbraccia molteplici aspetti, per uno sviluppo organico dell’intero sistema sociale.
Il lavoro di Padre Paolino (ma lui insiste a dire che è il lavoro di tutti i suoi amici) è essenziale per questo paese, sta creando basi, i presupposti elementari per lo sviluppo di una società sana, che ha il diritto di vivere in modo dignitoso. E che una volta fornita delle basi indispensabili per lo sviluppo, sarà in grado di camminare da sola un domani. Padre Paolino, nel suo parlare mostra ammirazione e gratitudine e grande speranza nel componenti dell’Associazione OLTRE LE PAROLE e tutti coloro che parteciperanno alle loro attività.
E quello che più lo fa felice è l’affetto che quelle persone gli mostrano.
Non è solo questione di dare una mano. Lui dice: i missionari non vogliono essere considerati come benefattori dell’Africa o NGO. Loro sono Preti Missionari ed hanno bisogno di amicizia e di affetto.
E Padre Paolino ripete che di questo ne ha ricevuto più di quello che meritasse.
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